venerdì 14 novembre 2008

Ancora su Facebook: privacy e sicurezza a rischio?

Vi segnalo il seguente articolo tratto dal Corriere della Sera Magazine scritto da Marta Serafini.

Si parla di Facebook, privacy, sicurezza e... CIA!!!!


Un bel mondo. Virtuale, semplice, complicato, divertente, pericoloso. Che tiene attaccati 110 milioni di utenti, oltre due milioni in Italia. Che ci fa tornare a casa la sera davanti al computer, solo per spiare le vite altrui. È Facebook, il social network fondato nel 2004 dallo studente di Harvard Mark Zuckerberg che in origine lo concepì come circolo esclusivo per tenersi in contatto con i compagni di college, scambiarsi dispense e appunti. Poi Zuckerberg ha capito: il “fenomeno” doveva divenire business. Ed eccolo Fb (acronimo per gli aficionados), una megalopoli da 300 milioni di dollari, aperto a tutti, gratis. Ma il prezzo da pagare è un altro. La propria privacy. Iscriversi è un attimo: mail, password, nome (vero o finto che sia), sesso (è obbligatorio). A scelta: il numero di cellulare, la data di nascita, le scuole frequentate, le preferenze musicali, politiche e religiose. Il numero di carta di credito. Poi si caricano le istantanee del matrimonio, delle vacanze, si “taggano” (nominano) gli amici sulle foto altrui, si commenta. E, non da ultimo, su Facebook c’è anche chi aggiunge le immagini di figli e di nipoti.

Un piatto troppo ricco anche per truffatori, ladri di identità, pedofili alla ricerca di immagini da scaricare e teenager da adescare. Incominciamo dai pedofili: «Certo, è possibile che un malintenzionato possa scaricare materiale, ma è difficile poiché il rapporto è mediato dal genitore, dal fratello, dallo zio che hanno caricato la foto. La pedofilia su Facebook è un fenomeno sporadico», tranquillizza Umberto Rapetto, colonnello del Gat, il nucleo anti frodi telematiche della Guardia di Finanza. Tuttavia i minori possono iscriversi senza problema. «Il furto di identità è invece molto più facile: nei social network come Facebook, MySpace, Linkedin milioni di persone consegnano a un universo di interlocutori sconosciuti la propria radiografia anagrafica. Chiunque può appropriarsi della vita di chiunque ». Casi ce ne sono già stati, con relative denunce (è successo in Gran Bretagna). È la teoria della finestra rotta, formulata dal giallista americano Jeffrey Deaver, secondo il quale sarebbero state create società con il solo scopo di immagazzinare i dati di milioni di persone per poi rivenderli. Leggende metropolitane? Come ogni mondo che si rispetti Facebook ha le sue. Spiega Rapetto: «Secondo i complottisti sarebbe un programma della Cia. Una maschera dietro la quale si cela l’Information Awareness Office (Iao), varato a ridosso dell’11 settembre».


Una volta creato il profilo
 vanno impostati i livelli di sicurezza. L’utente deve scegliere chi può vedere le sue foto (solo gli amici, o tutto il resto del “mondo”?), chi può leggere il suo status (solo chi è in connessione o anche gli amici degli amici?). Non è abbastanza per mettersi al riparo. «A leggere l’homepage di Facebook si scoprono due cose terribili», dice Rapetto. «“Non possiamo garantirti che i contenuti che invii al sito non siano visualizzati da persone non autorizzate” e poi un comodo (e altrettanto illegale) “non siamo responsabili di elusioni delle misure di sicurezza del sito o delle impostazioni della privacy”». E se il Garante sta tentando di disciplinare i siti di social network «controllare un mondo anarchico è impossibile, i server ricadono sotto legislazioni straniere fuori dall’orbita giurisdizionale italiana. Sarebbe possibile controllare il network solo se fosse “cittadino” italiano a tutti gli effetti», afferma il colonnello. Per difendersi la regola è: «Stare fermi il più possibile e non proporre più di quanto ci viene chiesto». Ma spesso i filtri saltano: il motore non regge. Così, pure chi non è amico può mettere il naso nei tuoi affari.

Un dilemma, esserci o non esserci? Sociologi, psicologi ed economisti si sono già espressi. «Facebook rende soli», ha detto Paola Vinciguerra, presidente di Eurodap (Associazione europea disturbi da attacchi di panico). «Facebook non disturba il lavoro», tranquillizza una ricerca inglese. «Facebook ha bisogno di fondi perché spende oltre un milione di dollari al mese solo in energia elettrica», dice TechCrunch, il blog creato da Michael Arrington e dedicato alle segnalazioni sul Web 2.0. «E Facebook, non essendo una compagnia fondata con lo scopo di fare soldi, morirà». Già, morirà. Ma uscirne è difficile. In gergo si dice suicidarsi. Si compila un modulo spiegandone le ragioni. Le opzioni vanno da “Facebook sta creando problemi alla mia vita sociale”, fino a “si tratta di uno stato temporaneo. Tornerò”. Il profilo resta ad memoriam, coperto di grigio come una tomba, e i dati, attenzione, rimangono nel sistema.


Negli Usa molti utenti hanno già smesso. Così, proprio nel momento in cui Facebook raggiungeva l’apice, ha iniziato a soffrire. Come una bolla speculativa da subprime. Gli iscritti hanno capito. E si sono suicidati in massa.


Scenario apocalittico o... REALTA' ?

domenica 9 novembre 2008

Video su Napoli

Questo divertentissimo sketch del grande Massimo Troisi, oltre ad essere un saggio delle sconfinate qualità artistiche del mai dimenticato attore, offre una fotografia di Napoli alla fine degli anni '70.
E' triste constatare, purtroppo, che i problemi di allora sono ancora i problemi di oggi e che a quelli se ne siano aggiunti, nel corso del tempo, tanti altri.
Cambierà mai qualcosa per la nostra bellissima città di Napoli? 



Buona domenica

Visto che oggi è domenica, colgo l'occasione per pubblicare questo video del 1979 del mio cantante preferito, Antonello Venditti.
Buona domenica a tutti!



venerdì 7 novembre 2008

Un presidente...invidioso!

Ma non è che il nostro presidente è un pò invidioso dell'abbronzatura naturale di Obama mentre lui invece deve sottoporsi ad ore di lampade? E non è che... SOTTO SOTTO...ci siano altri tipi di invidie per il neo-presidente degli USA? :-D

Ma...scherzi a parte... poteva risparmiarsela questa. Non è sempre il momento dello scherzo. Ci sono momenti in cui anche la forma vuole la sua parte. Non è questione di essere "bacchettoni" o imbecilli. 

Comunque come al solito Berlusconi è riuscito nel suo intento...far parlare di sé e distogliere l'attenzione dai problemi del momento (Alitalia, scuola, recessione, ecc.).

Silvio Silvio...sei un birbaccione!

giovedì 6 novembre 2008

Il fenomeno del momento: facebook!


E' senza dubbio il fenomeno del momento: tutti ne parlano, moltissimi lo usano. Da Barack Obama al Cardinale Crescenzio Sepe, dal giovane al professionista affermato ormai un pò tutti si sentono quasi in dovere di crearsi un account su Facebook al grido di: "Se c'è lui ci devo essere anche io!".
Da social network universitario è diventato rapidamente un fenomeno di massa e di moda trasversale alle generazioni ed ai sessi, in grado di far incontrare vecchi compagni di classe dell'asilo che si credevano svaniti nel nulla, amici di università, ex colleghi di lavoro, parenti disseminati in qualche parte remota del pianeta. 
Ma c'è di più.
Diciamolo, facebook è anche un potentissimo strumento per farsi in maniera del tutto lecita ed autorizzata i fatti degli altri!
La possibilità di spulciare nella vita altrui utilizzando questa sorta di grande fratello intercontinentale è uno dei motivi del successo di fb; basta che un amico ti aggiunga alla sua lista di conoscenze e subito sei proiettato nel suo mondo (foto delle vacanze con la fidanzata/fidanzato, informazioni sulla vita sentimentale e professionale, cosa ha mangiato domenica a pranzo ecc. ecc.). Non c'è dubbio che ci sia uno spirito voyeuristico alla base di facebook.
Ma esso si nutre ed ha ragione di esistere solo grazie al desiderio, conscio o inconscio, che molti hanno di esibire ciò che si è e ciò che si fa.
FB raccoglie poi un altro bisogno tipico dell'uomo: il desiderio di  ritagliarsi uno spazio di tempo da dedicare alle amenità
Ecco spiegato il proliferare di gruppi assolutamente inutili ma proprio per questo capaci di strappare una risata ed un pizzico di relax, magari mentre il tuo capo nell'altra stanza crede che tu stia lavorando a quell'importantissimo documento che ti aveva affidato... 
Invece no! Tu sei intento ad iscriverti al gruppo "Adottiamo una ragazza svedese di 20 anni" oppure "Amici del casatiello napoletano" o ancora "Diamo la maglia numero 10 al pocho!" e così via.
Ma quali sono o saranno le potenzialità di facebook nel futuro prossimo?
A mio parere potenzialmente illimitate. Obama l'ha utilizzato per incrementare la percentuale di consensi intorno al suo nome. Il Cardinale Sepe cerca di utilizzarlo come strumento per essere vicino ai giovani napoletani (mi piace molto questa idea: facebook potrebbe diventare in qualche modo l'evoluzione del vecchio oratorio presso il quale si riunivano i ragazzini del quartiere).
Non è difficile immaginare quante attività di tipo benefico o divulgativo potrebbero essere sponsorizzate attraverso questa potenzialmente illimitata community. C'è da scommettere che tra poco diventerà uno dei principali canali pubblicitari che potrà contare sia sul numero di visitatori che sul più potente strumento di passaparola esistente.

Lunga vita a facebook quindi? Sì, ma con moderazione...

Ora vado, devo iscrivermi al gruppo "ma che mi aggiungi a fare su facebook se poi quando ti incontro per strada non mi saluti nemmeno?"

mercoledì 5 novembre 2008

I have a dream...


I have a dream...
Tutti conosciamo - o almeno ne abbiamo sentito parlare - il celeberrimo discorso di Martin Luther King pronunciato a Washington nel 1963.

Sono passati 45 anni da quel giorno e, finalmente, un primo passo verso la realizzazione di quel sogno sembra sia stato compiuto.

Il sogno di un'America libera da divisioni e pregiudizi dovuti al colore della pelle, allo status sociale, alle origini. Certo, gli anni dei sanguinosi scontri tra bianchi e neri ce li siamo lasciati alle spalle già da un pò; ma sfido chiunque ad affermare che avrebbe scommesso 1 solo cent sull'elezione a Presidente degli Stati Uniti di un uomo di colore.

Barak Obama ce l'ha fatta. E' lui il 44° inquilino della Casa Bianca. Proprio lui, con un padre originario del Kenya e una madre del Kansas, l'infanzia trascorsa nel più lontano e meno americano degli Stati Uniti, le Hawaii, con una parentesi in Indonesia.

Su Obama sono riposti i sogni di cambiamento degli americani - e non solo; ha gli occhi del mondo puntati tutti su di lui. Dall'Europa al Giappone, dalla Cina all'Iran, tutti attendono con ansia di conoscere quale indirizzo sarà in grado di dare alla politica estera, alla politica economica, alla politica energetica. E molto ci si attende da lui anche sul piano delle politiche sociali. In particolare i suoi "fratelli" afro-americani che in massa hanno scelto di votare per lui.

Riuscirà a farcela?

I have a dream...YES, HE WILL - sì, ce la farà. Ce la deve fare.

Non è retorico affermare che dalle sorti statunitensi dipendono le sorti dell'italiano medio. Obama deve riuscire ad imporre nuove regole all'economia e contemporaneamente fermare la recessione, deve iniziare un processo di normalizzazione in Iraq ed Afghanistan e tenere a bada l'Iran, deve far sentire la sua voce sulla situazione energetica e magari aderire al protocollo di Kyoto.

In bocca al lupo, Obama. Non deludere i sogni di chi ti ha votato o di chi ha fatto il tifo per te da lontanto.



P.S. quando avremo anche noi in Italia il nostro Barack Obama?

Stranezze dal mondo...